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Mina proiettata in 3D al Festival di Sanremo
27 febbraio 2018

Durante una delle serate dell’ultimo Festival di Sanremo, sul palco dell’Ariston abbiamo avuto un assaggio di quello che potrà essere il futuro della tecnologia e delle sue declinazioni. Il pubblico in sala ha infatti assistito ad una proiezione olografica e androgina della più grande cantante italiana di tutti i tempi, Mina. Il brano cantato, Another Day of Sun, tratto dal pluripremiato La La Land, è stato interpretato magistralmente dalla tigre di Cremona, come era ovvio aspettarsi. Ma la vera notizia non è questa, bensì l’utilizzo di una tecnologia di certo non nuova, ma che negli ultimi tempi sta cominciando ad essere sempre più sperimentata con l’idea appunto di renderla facilmente fruibile a tutti. Si mormora che tale plus sarà una delle sfide dei prossimi produttori di cellulari e dispositivi portatili, sarà possibile non solo effettuare videochiamate, ma vedere il nostro interlocutore in carne e ossa…pardon, in fasci di laser!

Il progetto è stato realizzato appositamente per il Festival della Canzone Italiana in collaborazione con TIM. Sono state utilizzate 38 ventole combinate su una struttura modulare a blocchi sovrapposti in modo da garantire una certa fluidità delle immagini proiettate. Queste ventole,
munite di led alle estremità, ruotando ad una velocità di 90 km/h, riescono a far percepire all’occhio umano un’immagine tridimensionale dinamica. Il tutto ovviamente comandato da una workstation dotata di un software creato ad hoc e in esclusiva per il Festival. Questa tecnologia teorizzata da Dennis Gabor per la prima volta nel 1947, si sta facendo largo come applicazione sui nuovi dispositivi portatili, soprattutto cellulari. Un esempio è l’Hydrogen One dell’azienda americana Red (specializzata in macchine da presa per il cinema). È un futuro alla Star Wars che arriva con un bel po’ di anticipo: questo gioiellino (gioiello per la sua unicità e per il suo costo non proprio abbordabile), permetterà di portare in tasca un display olografico da 5.7 pollici che promette esperienze tridimensionali, proiettando ologrammi con audio stereo, da vedere senza l’ausilio di un visore aggiuntivo.

A questo punto però, come sempre quando si parla di tecnologia, sorge un inquietante interrogativo: questa realtà che diventa sempre più virtuale, non finirà per mettere in secondo piano la realtà vera? Qui non si intende parlare di scenari apocalittici dove le macchine  prendono il potere sull’essere umano (queste considerazioni le lasciamo alle pellicole americane di fantascienza), ciò che più preoccupa è la sempre minor interazione fisica (e appunto, reale) fra persone. Tutta questa virtualità non starà mettendo in pericolo ciò su cui l’uomo ha fondato la società, lo stare insieme, l’aggregazione? Cambieranno i rapporti, non sarà più importante per due innamorati passare del tempo insieme, fare una passeggiata, andare al cinema, piuttosto diventerà fondamentale essere connessi per comunicare. È ovvio che siamo ancora a livello di provocazione, ma il progresso tecnologico sta viaggiando ad una velocità impressionante, tutto è già vecchio e superato in breve tempo. Un ritmo che l’umanità riuscirà a sostenere senza stravolgere completamente il proprio essere sociale?


Manuel Bagarolo

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