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Cosa si nasconde dietro al nuovo algoritmo di Facebook?
22 gennaio 2018

Poco più di una settimana fa, Mark Zuckerberg scriveva nella pagina personale del suo social network, un post in cui spiegava le novità che saranno introdotte gradualmente in questo 2018.

Facebook, nato nel 2004 nell’Università di Harvard per mettere in contatto gli studenti dell’istituto, fa leva sull’importanza del benessere comunicativo delle persone, e partendo da questo bisogno sviluppa il nuovo algoritmo che verrà introdotto a partire da gennaio 2018. Gli utenti, spesso, sono talmente invasi dalle pubblicità al punto che non riescono a visualizzare nemmeno i post degli amici più stretti. Per evitare che ciò accada, verrà dato meno rilievo ai post provenienti da pagine di brand, marchi e media, favorendo quei contenuti ritenuti più interessanti dagli utenti, provenienti da amici, parenti e conoscenti. Questo taglio, a suo dire, è necessario anche per evitare la diffusione delle cosiddette fake news, che nel social si propagano a macchia d’olio tra gli utenti.

Nello specifico, i post delle pagine a essere messi a margine saranno quelli che non riescono a creare una forte interazione con il pubblico, quei contenuti in cui l’utente ha una fruizione passiva e in cui non viene aperto un dibattito tramite commenti o condivisioni. Oltre a questi, verranno offuscati i post creati per favorire un “engagement bait”, ovvero quei post che forzano alla condivisione con messaggi come “condividi questo video con i tuoi amici”. In questo modo, il buon Mark libera dal nostro newsfeed quei “contenuti sporcizia” che non ci interessano, e di questo non possiamo fare altro che ringraziarlo.

La domanda che sorge spontanea, a seguito di queste modifiche annunciate, da parte delle aziende che investono nel social è: che ne sarà di noi? E qui possiamo osservare l’altro lato della medaglia: come potrà mai Zuckerberg privarsi della pubblicità mediante inserzioni, che gli ha fruttato soltanto nel 2017, la bellezza di 10,1 miliardi su un totale di 10,3, e che conta più di 6 milioni di inserzionisti attivi??

Non lo sappiamo ancora, ma possiamo prevedere quale sarà l’andamento: gradualmente, verranno penalizzati i contenuti provenienti da pagine che non investono budget.

“Se non paghi non ti vedrà nessuno”, parafrasando il pensiero del numero uno di Facebook; invece “Se paghi già, dovrai pagare ancora di più per mantenere la tua visibilità” e il costo per raggiungere gli obiettivi si alzerà.

Caro Mark… volevi fregarci raccontandoci la favola dell’eroe che ci salva da pubblicità e da fake news, in realtà ti conosciamo abbastanza bene per sapere che è tutto un giochino per far mettere mano al portafoglio delle aziende, e investire ulteriore budget.

Sarà così o in realtà Zuckerberg è davvero una buona persona che tiene veramente ai suoi utenti e vuole mostrare loro solamente i post degli amici? Appuntamento al 2019, con il fatturato proveniente dalle inserzioni Facebook alla mano! 😉


Jacopo Battistella

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