Immaginare
13 luglio 2017

Immagina di arrivare a casa.

Appoggi le chiavi dell’auto, ti togli la giacca, le scarpe e a piedi nudi te ne vai verso li bagno. Una bella doccia è quello che ci vuole dopo un’intensa giornata di lavoro.
Ancora intorpidito te ne vai in salotto, ti sdrai sul divano, prendi il telecomando dello stereo e in sottofondo parte il tuo blues preferito. Tutto perfetto. La mente sta cominciando a svuotarsi. Gli occhi pian piano si chiudono. Ma le immagini rimangono.

Tuo padre, che quasi impazzendo, ti rincorre per riuscire a catturare un vostro momento felice. È una giornata primaverile, la vegetazione si sta pian piano infittendo, fa caldo, ma l’aria è ancora fresca, non appesantita dall’afa estiva. Non si distinguono molti particolari, la luce spesso va e viene, la pellicola si brucia a tratti, brucia per davvero. E salta. Salta come voi e il vostro cane, felici. Ecco, ci siamo, il momento è tuo per sempre.

Immagina ora di schiudere gli occhi. Ti guardi attorno. La musica nel frattempo è finita. Il sole è tramontato definitivamente. Ora sei seduto. Sulla libreria distingui qualcosa a te molto familiare, è la vecchia cinepresa di famiglia; un tempo la maggior parte degli oggetti in casa era di famiglia. Adesso solo tuoi. Logora, non più usata, ma ancora funzionante. Un sorriso melanconico parte in automatico. Ti alzi sbadigliando, apri la tua borsa e prendi la tua nuovissima videocamera, significa lavoro, ma prima ancora passione. L’appoggi vicino a quella del babbo. Rimani muto a guardare questi due oggetti, a volte insignificanti, a volte tutta la tua vita. Poi improvvisamente ti accorgi di sussurrare qualcosa.

Solo tre parole.
Ti voglio bene.


Manuel Bagarolo

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