Come (non) va utilizzato un #hashtag
2 ottobre 2017

Se siete dei navigatori della rete, e in particolar modo dei social network, vi sarà sicuramente capitato di imbattervi in alcune parole anticipate da un cancelletto, quello che trovate a partire dagli anni ‘70 nei telefoni fissi, per capirci. Gli hashtag come li conosciamo oggi nascono su Twitter esattamente dieci anni fa, nel 2007, con l’intento di creare delle “comunità virtuali” intorno a un determinato argomento. In sostanza il pubblico, dopo aver individuato l’hashtag in questione, “cinguetta” utilizzandolo, così da poter condividere opinioni con altre persone interessate allo stesso tema, dando vita a discussioni e dibattiti interessanti.

Personalmente, lo utilizzo quando ho la necessità di reperire notizie in breve tempo, senza dover sfogliare giornali online pieni di pubblicità. Uno dei punti di forza è la velocità con cui determinati hashtag entrano in tendenza, ossia diventano popolari, in occasione di particolari eventi, per lo più catastrofici, anticipando i media locali e divulgando informazioni importanti, che altrove non si riuscirebbero a trovare. A giugno, per fare un esempio, mi trovavo a Torino, al Parco Dora, a vedere la finale di Champions League della Juve con degli amici, e dopo aver sentito alcune voci riguardo a “scontri” in piazza San Carlo, ho aperto Twitter e cercato istintivamente #Torino e #PiazzaSanCarlo. Di lì a poco questi due hashtag sono diventati trend topics: un po’ alla volta arrivavano testimonianze dai presenti durante l’esplosione del petardo, e iniziava a farsi luce su quanto accaduto. Fino a Twitter tutto ok.

La mia repulsione verso gli hashtag, e soprattutto verso l’uso sbagliato che se ne fa, prende forma negli ultimi due anni, in cui questi sono stati introdotti nei social più popolari: Facebook e Instagram. Ne ho viste di tutti i colori e ve ne racconto qualcuna, sperando di poter prevenire errori futuri.

  • Sicuramente il primato in classifica se lo contendono post con frasi di questo genere: #bella #giornata #di #sole #al #mare #con #amici #a #Jesolo #! e i “cugini” #spiaggiasolemaredivertimentorelaxestatesummer.
    No, non ci siamo, non è così che funziona. Se mettete un # prima di ogni parola in una frase – congiunzioni e preposizioni incluse – o ne utilizzate uno unico scrivendo un minestrone di parole sconnesse, oltre a farmi venire mal di testa, mi state invitando (forse obbligando?) a premere il tasto “rimuovi dagli amici”. Cioè, siete liberi di scrivere frasi in questa maniera, basta ne siate consapevoli. #NCS | Non Ci Siamo
  • Al secondo posto ci sono coloro i quali l’hashtag lo inseriscono a fine della parola#, o, nel dubbio, fanno un #fronte# #retro#. L’equilibrio sta nel mezzo ma non in questo caso. No, per favore.
  • Al terzo posto ci sono quelli che utilizzano gli hashtag in maniera più o meno corretta, ma non sanno che, avendo il profilo privato, nessuno al di là dei propri amici arriverà a trovarli. Perdonati, perché non sono a conoscenza di come funzionano le impostazioni sulla privacy.

Oltre a questi comuni errori, anche le emoticons inserite dopo il # non hanno senso d’esistere, così come simboli e caratteri speciali, in quanto non sono ricercabili.
Utilizziamo come si deve questo potente mezzo, allo scopo per cui è nato… Diciamo no agli hashtag sbagliati!
#PrayForHashtag


Jacopo Battistella

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