Cosa c’è dietro un configuratore 3D di prodotto

Il software di configurazione di prodotto per il mondo dell’arredo. Il nostro progetto per Pointhouse

Se tutto è ben progettato, configurare un prodotto online è piuttosto semplice. Si sceglie il modello, per esempio di una sedia, poi la o le finiture. L’immagine cambia, il prodotto prende forma, e l’utente capisce meglio cosa sta per acquistare.

Questa semplicità, però, è solo la parte visibile del lavoro. Dietro a un configuratore 3D di prodotto avanzato ci sono dati da collegare, regole da rispettare, materiali da rendere realistici (e desiderabili!), sistemi che devono parlarsi senza rallentare l’esperienza.

 

È quello che abbiamo fatto per Pointhouse, brand di arredamento con un’offerta ampia e molte possibilità di personalizzazione. Il configuratore sviluppato per il nuovo sito nasce per rendere più chiara la scelta dei prodotti, ma anche per governare una complessità che una normale scheda tecnica non riuscirebbe a raccontare.

Prima del 3D ci sono i dati

Quando si parla di configuratori, si pensa quasi subito alla parte visiva. È normale: il prodotto si vede, si muove, cambia aspetto in tempo reale. Ma un configuratore efficace non parte dall’immagine. Parte dalle informazioni.

 

Ogni scelta disponibile deve essere corretta. Se una seduta può essere abbinata a più di un tipo di schienale, il sistema deve saperlo. Se una finitura viene dismessa, non deve comparire nel configuratore. Se un agente accede alla piattaforma, deve visualizzare dati aggiornati e coerenti con il gestionale.

 

Il problema non è mostrare tutte le possibilità. È mostrare quelle giuste. Per Pointhouse, una parte fondamentale del lavoro è stata l’interfacciamento con il gestionale dell’azienda, in questo caso SAP, da cui arrivano dati, opzioni e logiche di prodotto.

 

Tra il mondo web e il gestionale è stato costruito un layer di interfacciamento: uno strato software che permette a sistemi diversi di comunicare. È una parte che l’utente non vede mai, ma che determina la qualità di ciò che vede.

Dove il dato diventa esperienza

Un gestionale è fatto per essere ben strutturato. Deve tenere insieme ordini, codici, disponibilità, listini, regole commerciali.

 

Proprio per questo, a volte, è troppo “rigido” per comunicare agilmente con l’esperienza visiva dell’utente.

 

Nel progetto Pointhouse, il sito dispone di un CMS per la gestione dei contenuti. Per i prodotti, invece, abbiamo sviluppato un sistema custom con funzioni assimilabili a quelle di un PIM, una piattaforma pensata per organizzare e arricchire le informazioni di prodotto. È lo spazio in cui i dati provenienti da SAP possono essere adattati all’esperienza del configuratore.

 

È una differenza concreta. Perché un configuratore deve restare fedele ai dati dell’azienda, ma deve anche essere abbastanza flessibile da allinearsi ai cambiamenti che possono interessare produzione e prodotto. In fondo, è uno strumento di lavoro.

Gaussian Splatting per i modelli 3D

La parte più visibile del configuratore è il prodotto in 3D. Nel caso di Pointhouse, questa parte era particolarmente importante: l’arredamento vive di materiali, superfici, proporzioni, dettagli. Una finitura non deve solo essere selezionabile. Deve essere credibile, e bella.

 

Per questo, insieme a Operaventuno, abbiamo lavorato con il Gaussian Splatting, una tecnologia che sta rivoluzionando il modo di portare gli oggetti reali nel digitale. 

 

Per capire come funziona, immaginiamo l’esatto opposto di Minecraft: invece di costruire il mondo con cubi rigidi e squadrati, qui l’oggetto prende forma da migliaia di morbide gocce di luce e colore, sospese liberamente nello spazio. Niente spigoli, niente griglia: solo sfumature che si fondono fino a restituire un realismo sorprendente, in cui ogni riflesso e ogni dettaglio sembrano veri.

 

La parte più affascinante è come ci si arriva. Non si tratta di una semplice scansione, ma di un vero processo di addestramento basato sull’intelligenza artificiale: partendo da molte fotografie scattate da angolazioni diverse, un algoritmo impara, un po’ alla volta, la forma dell’oggetto, i suoi materiali e il modo in cui la luce vi si posa, ottimizzando milioni di parametri.

Per dare un’idea della scala: l’intero progetto si fonda su circa 2,5 milioni di immagini, utilizzate per ricostruire oltre 8.800 elementi diversi. Tutto questo calcolo avviene offline, su una farm di GPU dedicate che macinano per ore il lavoro necessario a ogni singolo modello. 

 

Il bello è il risultato: dopo tutta questa potenza messa in campo dietro le quinte, ciò che arriva all’utente è rapido e fluido, esplorabile liberamente da qualsiasi angolazione, e direttamente nel browser.

 

Questa tecnologia è particolarmente efficace sui materiali. Un tessuto non viene solo “colorato”. Acquista profondità, variazioni, presenza: appare tattile, quindi materico. Il 3D convince quando smette di sembrare 3D.

 

Anche qui, però, la tecnologia da sola non basta. La qualità nasce dal metodo con cui i modelli vengono preparati, divisi, ricomposti e verificati. Un esempio: per gestire molte combinazioni, i prodotti possono essere lavorati per parti — struttura, seduta, schienale.

Un configuratore prodotto che funziona quando serve

Poi c’è un’altra cosa che si nota solo quando manca: la tenuta. Un configuratore può essere usato in un momento tranquillo, da una persona alla volta. Oppure può essere aperto durante una fiera, dopo una newsletter, nel pieno di una campagna commerciale.

 

In quel momento non basta che sia bello. Deve rispondere. Per questo il sistema è stato costruito su un’infrastruttura cloud scalabile, AWS, capace di adattarsi alle richieste e di mantenere continuità, performance e sicurezza anche nei momenti di maggiore utilizzo.

A chi e a cosa serve un configuratore di prodotto?

Per chi sceglie, un configuratore 3D web aiuta a capire meglio, a visualizzare il prodotto come lo si vuole. Per chi vende, significa lavorare con uno strumento più preciso. Per chi si occupa di marketing, prodotto e innovazione, significa avere una piattaforma capace di crescere e, nel tempo, raccogliere dati utili: quali prodotti vengono configurati di più, quali finiture attirano più l’attenzione, quali combinazioni ritornano con maggiore frequenza.

 

Se ci pensiamo, ogni configurazione racconta qualcosa di più. È così che un configuratore smette di essere una funzione del sito e diventa un progetto digitale vero: un punto di incontro tra prodotto, dati, esperienza e strategia.

Hai un prodotto configurabile? Elimina la complessità e crea un’esperienza d’acquisto intuitiva.