Elogio alla cartolina

Quest’estate ci siamo spediti cartoline da posti diversi. Al ritorno abbiamo scoperto che hanno molto in comune con il nostro lavoro.

Al rientro dalla pausa estiva, in via del Lavoro 18 è arrivata più posta del solito. Raccomandate? Multe? Non proprio: cartoncino, francobollo, timbro postale e grafie più o meno facili da decifrare.

Ci eravamo dati un brief prima delle vacanze: mandarci una cartolina

Dall’Olanda abbiamo saputo che «piove spesso», ma per fortuna «in WABi c’è sempre il sole… cioè: io!». Da Eraclea: «impegnata in attività urgenti: sole, mare e aperitivo». Ad Assisi, il viaggio era per motivi «altamente spirituali»: recuperare un fratello lungo il Cammino di San Francesco. In Croazia, invece, le ferie erano diventate «uno stage (non retribuito)».

Non solo. A Lanzarote 418 chilometri in moto diventano «un profondo senso di libertà». 

Dall’Alto Adige arriva un rassicurante «tra valli e montagne non esistono deadline». L’Islanda «ti travolge con le sue forme, i suoi colori e i suoi silenzi». Da Atene, un inside joke su un progetto, di cui vi parleremo a suo tempo: «I found another monument to life!».

Cartolina di Atene raffigurante il Partenone sull'Acropoli con a fianco il retro manoscritto e affrancato spedito in Italia
Cartolina manoscritta dall'Islanda tenuta in primo piano davanti alla cascata Seljalandsfoss illuminata dal tramonto.
Riflesso di una strada e un paesaggio di Lanzarote nello specchietto retrovisore di una moto con testo manoscritto sullo sfondo al tramonto.

Poi ci sono le grandi certezze estive.

Da Alicante: «sole, mare, tapas, sangria e zero sensi di colpa». Sempre dalla Grecia, un classico: «le cose migliori sono quelle condivise con le persone giuste». Dal rifugio Semenza, a 2.020 metri: «Qua si sta molto bene!». Che, a pensarci, è probabilmente la formula perfetta per una cartolina.

A guardarle tutte insieme,  le cartoline hanno un loro tono di voce. C’è chi racconta tutto, chi manda tre parole, chi scherza, chi diventa improvvisamente contemplativo davanti a una montagna. Il formato è sempre lo stesso. La voce, per fortuna, no.

Per deformazione professionale, abbiamo finito per riflettere anche sul formato: un’immagine davanti, poco spazio dietro per scrivere e qualcuno di preciso a cui parlare. Art direction, copywriting, target. Tutto dentro un budget di pochi euro.

Ma come nasce la cartolina?

Nel 1869 l’Impero austro-ungarico mette in circolazione la Correspondenz-Karte. Poco dopo, il testo non poteva superare le venti parole. La sintesi, insomma, non l’hanno inventata i social. E con il turismo di massa, anche hotel e tour operator ne capiscono il potenziale: immagine davanti, testimonianza personale dietro. In pratica, passaparola con francobollo.

Poi c’è il fattore tempo.

Una foto su WhatsApp arriva mentre siamo ancora davanti al panorama. Una cartolina no. Bisogna sceglierla, scriverla, trovare un francobollo, spedirla. E soltanto giorni dopo, più spesso settimane, qualcuno la trova sulla propria scrivania.

Forse è anche per questo che ci è piaciuto riceverle. Dentro quei pochi centimetri quadrati c’è qualcosa che è stato visto, scelto e poi raccontato. Che, stringi stringi, è una parte non piccola del nostro mestiere

«Chissà da dove vi scriverò la prossima volta…», conclude una cartolina dal rifugio Semenza. È una buona domanda anche per noi.